| Bollettino Prendiamo la Parola n. 48 |
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| Venerdì 26 Agosto 2011 10:51 |
6 settembre sciopero contro la manovra del massacro socialeUSB Slaicobas ORSA Cib-Unicobas Snater SiCobas USI Milano ore 9.30 Largo CairoliA seguire un resoconto delle misure previste dalla manovra economica. Politiche disoccupazionaliSi è concluso il confronto tra amministrazione comunale, organizzazioni sindacali e RSU sulle politiche occupazionali per il 2011. Le assunzioni previste sono — per tutto il Comune — 126 (comprese la mobilità da altri enti e le assunzioni obbligatorie dei disabili). La dottoressa Arcari, che guidava la delegazione del Comune, ha spiegato che questo numero di assunzioni è il massimo consentito dalla normativa in vigore (finanziaria 2011). RSU e organizzazioni sindacali hanno sottolineato l'assoluta inadeguatezza di questo piano rispetto alle esigenze dei servizi e dei cittadini e richiesto un confronto con la parte politica (il sindaco Pisapia, che ha mantenuto per sè la delega per il personale). Senza assunzioni, infatti, molti servizi comunali dovranno chiudere o essere fortemente ridimensionati, è questo è un problema politico e non tecnico/burocratico. Si chiede inoltre a Pisapia di farsi promotore di un movimento di sindaci che chieda al governo centrale di cancellare le norme che — violando l'autonomia locale — impongono limiti alle assunzioni nei comuni. Alla fine il protocollo è stato firmato da CISL, CSA e UIL. Non hanno invece firmato RSU, CGIL e DICCAP. Riprendiamoci il 25 aprile e il 1 maggioCon la decisione di spostare alla domenica seguente, e quindi di fatto abolire, le festività del 25 aprile e del 1 maggio il governo rivela la propria natura neofascista. Poco male. Vuol dire che queste due ricorrenze perderanno il carattere retorico e rituale che hanno assunto in questi ultimi anni per riacquistare la loro natura di giornate di lotta contro il fascismo e per i diritti dei lavoratori. Arriva lo scippo del Tfs (liquidazione)In pieno Agosto è arrivata la dichiarazione del presidente Inpdap, Paolo Crescimbeni, che invoca la previdenza integrativa anche nel Pubblico Impiego, una operazione analoga a quella già operata nel privato con il silenzio assenso e i fondi pensioni cogestiti da imprese, Sindacati e Inps. Le dichiarazioni di Crescimbeni sono comunque utili a riflettere sui futuri scenari. In questi ultimi 20 anni è calato vistosamente il potere di acquisto delle pensioni e dei salari. Con il sistema contributivo un lavoratore che andrà in pensione tra 20 anni avrà un assegno mensile pari a poco più di metà dell'ultimo stipendio ma la forbice tra stipendio e pensione è destinata ad allargarsi sempre più. Dal 1 gennaio 2011 tutti i dipendenti pubblici sono sottoposti al regime del Tfr (trattamento di fine rapporto) in vigore nel privato (oggi solo il personale della Pubblica amministrazione assunto dopo il 1 Gennaio 2001 ha il tfr). Il passaggio da Tfs a Tfr è svantaggioso per i dipendenti pubblici e a guadagnarci saranno solo le casse dello Stato. Per di più viene mantenuta una disparità di calcolo fra statali ed enti locali che ancora una volta penalizza quest’ultimi. Per Crescimbeni “bisogna trovare la molla giusta per convincere i dipendenti ad abbandonare la vecchia abitudine del solo Tfr accantonato in attesa del momento di pensionamento”, quindi prepariamoci a contrastare lo scippo del Tfr e la ennesima speculazione sulla pelle dei lavoratori pubblici sui quali si scatenerà il business della previdenza integrativa e di fondi integrativi cogestiti con Cisl Uil, Ugl e Cgil. Ma oggi vi sentireste tranquilli, sapendo che il vostro Tfr viene investito in Borsa? Ricordiamoci dei bond argentini, Parmalat, ecc. Chi proteggerà la nostra liquidazione da possibili crack finanziari? Tagliamo le spese militariL’Italia è l’ottavo paese al mondo per spese militari: 24 miliardi di euro nel 2011, a cui si devono aggiungere 1.400 milioni di euro impiegati quest’anno per le cosiddette “missioni di pace”. Ridurre questa spese sarebbe normale, in tempi di crisi. E invece di tagli alle spese militari non si parla mai. In Italia abbiamo 600 tra generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali (un numero spropositato rispetto ai “co-mandati”). Si può pensare di tagliare un po’ di questi alti ufficiali, i loro stipendi e tutti i benefits di cui godono? O no? È forse un tabù? Si potrebbe pensare di tagliare o cancellare il previsto acquisto di 131 cacciabombardieri F35. Si risparmierebbero circa 16 miliardi di euro. Un solo cacciabombardiere costa come 300 asili nido o come l’indennità annuale di disoccupazione per 15mila precari. Perché non tagliare queste spese? Perché ogni volta si deve tagliare sulla scuola, sulle pensioni, sulla sanità e non sulle spese militari? Perché non tagliare un po’ anche sulla casta militare? Riforma delle Polizie LocaliLo scorso 27 luglio si è tenuto presso l'Aula del Senato, un incontro con i relatori della Legge di Riforma della Polizia Locale, Senatore Barbolini e Senatore Saia. I due relatori hanno esposto lo stato di avanzamento in Prima Commissione Affari Costituzionali del Testo di Legge per la Riforma della Polizia Locale, specificando l'iter dei numerosi emendamenti presentati dalla maggioranza di governo. In particolare si sono soffermati sugli emendamenti che tendono ad utilizzare la Legge di riforma quale strumento per riconoscere ai sindaci la potestà di emanare ordinanze in via ordinaria sui temi attinenti la vivibilità e la sicurezza a seguito della loro disciplina nell'ambito dei regolamenti dell'Ente. Apparentemente c’è un concreto rischio di svuotamento della Riforma dai temi della Polizia Locale. Difatti è ormai certo che, in linea con i provvedimenti finanziari recentemente emanati dal Governo, non sarà garantita copertura finanziaria e quindi sarà eliminato dal Testo qualsiasi articolo o comma che comporti impegno di spesa. In questo modo scompare la possibilità di ottenere l'equiparazione previdenziale, assistenziale e infortunistica con le Forze della Polizia ad ordinamento statale nonché qualsiasi ipotesi di rivisitazione dell'indennità di vigilanza. Vengono rese meno pregnanti, inoltre, tutte le voci che impegnano Regioni e Comuni sul versante delle dotazioni e della formazione. Il rischio concreto è l’emanazione di una legge che aumenti la militarizzazione della Polizia Locale senza dare né le risorse ed i mezzi necessari né la minima gratificazione per il personale, solo maggiori oneri e maggiori rischi, sempre più allo sbaraglio.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 30 Agosto 2011 12:39 |