| La manipolazione dei dati Ocse sulle pensioni ? Servono a rilanciare la previdenza integrativa e gli affari di Cgil Cisl Uil |
|
| Scritto da Administrator |
| Venerdì 29 Novembre 2013 16:53 |
|
L’Ocse (http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/finance-and-investment/pensions-at-a-glance-2013_pension_glance-2013-en#page1) ha pubblicato lo scorso 26 novembre 2013 il suo rapporto annuale sulle pensioni dei paesi del G20 e subito si sono susseguite interpretazioni discordanti. Un dato ineludibile mette comunque tutti d'accordo: i precari e i lavoratori/trici di oggi avranno un domani pensioni da fame, sicuramente al di sotto della soglia di povertà (che ovviamente sarà abbassata....)
In Italia, "l'adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema" per le generazioni future, e "i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia". E' l'allarme dell'Ocse lanciato oggi (26 novembre) nel suo rapporto sulle pensioni.
Ora vanno in pensione lavoratori/trici con un calcolo più favorevole (il retributivo che si applica integralmente per l'intera vita lavorativa a chi, al 31 dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di contributi ), nei prossimi anni ci andranno con un calcolo misto (contributivo fino a tutto il 1995 e retributivo per gli anni successivi) e già subiranno dei tagli. Ma la situazione diventerà drammatica per chi andrà in pensione tra 20 anni con pochi contributi e anni di precariato. In tutti questi anni, il sindacato e i Governi succedutisi hanno solo nascosto la realtà promuovendo la previdenza integrativa come antidoto alla perdita di potere di acquisto delle pensioni. Peccato che nessuno spiegasse come lavoratori e lavoratrici debbono pagarsi interamente questo antidoto rinunciando ad una fetta del loro Tfr.
La Riforma Fornero (che ci manda in pensione con una finestra flessibile, previa decurtazioni, tra i 62 e i 70 anni) a sua volta ha guardato a innalzare l'età pensionabile (per le donne in primis) e a stabilizzare la spesa previdenziale nei prossimi anni ma per raggiungere questo obiettivo si sono lasciati migliaia di esodati senza un euro per anni (troppo vecchi per il mercato del lavoro e troppo giovani per riscuotere l'assegno previdenziale).
La prospettiva è quella di potenziare ulteriormente il sistema previdenziale integrativo rendendolo praticamente obbligatorio e in qusta ottica torneranno ad attaccare la spesa pubblica, quella previdenziale in primis per proseguire con i tagli alla sanità e all'istruzione. E guarda caso su questo binario precostituito dal fiscal compact si va muovendo la spending review a capo della quale c'è un uomo del Fondo monetario internazionale. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Novembre 2013 18:25 |