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Domenica 05 Luglio 2015 00:00 |
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SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL BLOCCO DEI CONTRATTI PUBBLICI
C’è un giudice a Roma?
Il 24 giugno la Corte Costituzionale ha sentenziato sul blocco della contrattazione nel pubblico impiego che si protrae ormai dal 2010.
La sentenza (di cui si aspettano ancora le motivazioni) dichiara incostituzionale il blocco, ma solo dal giorno della pubblicazione in poi. Perciò, mentre nella forma riconosce le ragioni dei ricorrenti, nella sostanza mette il proprio sigillo sulla legittimità del blocco.
Figlia della nefasta introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio operata dal governo Monti, la sentenza salva i conti pubblici da un buco di miliardi (per altro largamente sovrastimato…) mentre condanna le aspirazioni di milioni di dipendenti pubblici a qualche forma di recupero del maltolto in occasione dei futuri rinnovi contrattuali. Quando ci saranno, i nuovi contratti difficilmente potranno contribuire ad alleviare il buco (reale e calcolato da alcuni in 6mila euro a testa) nei propri conti privati creato per salvare quelli dello stato.
Gli effetti della sentenza sono perciò decisamente negativi per lavoratrici e lavoratori e si sommano ai tagli dei servizi (scuola e trasporti in primo luogo), al disastro della controriforma Delrio delle Province e a quello del jobs-act, all’incremento della tassazione locale, ecc. ecc.
La sentenza è però anche una lezione: lavoratrici e lavoratori NON POSSONO AFFIDARE A INTERVENTI SALVIFICI da parte di nessuno, men che meno da parte di corpi (formalmente separati) dello stato, la difesa delle condizioni di lavoro e di vita!
I diritti si conservano solo se si rivendicano e difendono in prima persona, senza delegarli a nessuno, che siano partiti, clientele, giudici o sindacati padronali.
SOLO CON LA LOTTA POTREMO OTTENERE IL RIAVVIO DELLA
CONTRATTAZIONE NAZIONALE!
SOLO CON LA LOTTA POTREMO MIGLIORARE LE NOSTRE CONDIZIONI!
Scarica il volantino in formato Pdf |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Luglio 2015 10:32 |
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Domenica 14 Giugno 2015 00:00 |
Editoriale
Dopo 20 anni passati a servire la propria azienda (in maniera acritica) il ragionier Fantozzi decide di approfondire le suggestioni giuntegli dalla “pecora rossa”, Folagra: lavorare non è una gentile concessione dell’azienda ma, al contrario, è una prestazione che il lavoratore concede all’azienda (in cambio di una remunerazione).
Fantozzi reagisce in maniera tanto spontanea quanto individualista e velleitaria, lanciando un sasso contro la propria sede di lavoro. Una reazione inutile che rende però pensabile la rivincita di un personaggio pigro e scontato.
Sulla stessa lunghezza d’onda potremmo inserire le due mozioni RSU votate recentemente dall’assemblea plenaria RSU. Ovviamente, il lavoro che ci attende nei prossimi mesi consiste nel fornire a queste due mozioni un esito ben diverso dall’approssimativa reazione fantozziana.
La prima mozione riguarda le politiche occupazionali, su cui un sindaco stanco si è inserito con dichiarazioni sconcertanti nella comparsata a Matrix (uno dei tanti programmi spazzatura che la televisione ci propone ogni sera) affermando l’assenza di precari nella struttura comunale (solo per Expo2015 ne ha assunti più di duecento) e dimenticandosi il turnover come concetto e come impatto sull’azienda che in teoria rappresenta (la nostra). Il fabbisogno (dati forniti non dagli antagonisti berlinesi ma dalla stessa giunta) parla di 16.500 dipendenti (al momento siamo in 14.600). Da qui è necessario partire qualora la risposta alla richiesta di tavolo fosse accolta dall’amministrazione. In caso contrario, va da sé, siamo chiamati tutti e tutte alla mobilitazione.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Giugno 2015 10:18 |
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Martedì 05 Maggio 2015 12:34 |
A tutti i colleghi della
Direzione Entrate e Lotta All'Evasione
Assemblea Retribuita
VENERDI' 8 MAGGIO 2015
Via Larga 12
10 - 12,30 Sala Formazione II° piano
Ordine del giorno:
- Problematiche relative alla Direzione centrale Entrate e lotta all'evasione
- Ricadute di Expo2015 sulle lavoratrici e i lavoratori della Direzione centrale, con riferimento all’ accordo sull' "incentivo Expo" sottoscritto da alcune sigle sindacali
- Problematiche dei lavoratori a tempo determinato e situazione delle graduatorie per amministrativi b e c che scadono il 7.5.2015
- Informazioni su pensioni e sulla prossima trasmissione del riassunto contributivo INPDAP a tutti i dipendenti comunali
- Varie ed eventuali.
I delegati delle Rappresentanze Sindacali Unitarie Ivan Bettini Gianluca Cangini Roberto Firenze Stefano Mansi Beppe Cortesi Massimo Chiodaroli Valeria Arcari, Mauro Cobelli
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Giovedì 16 Aprile 2015 17:10 |
Perché una nuova newsletter
La “pecora rossa”, cioè chi è fuori dal coro, non si adegua e non si accontenta del “meno peggio”. In questo caso, un piccolo giornale murale costruito dai lavoratori e dalle lavoratrici che hanno fatto una esperienza comune di presentazione alle elezioni Rsu appena svoltesi, mettendo in comune le esperienze già esistenti dello Slai Cobas e del Sial Cobas. Non per questo però uno strumento “chiuso”. Anzi, un giornalino che rivendica da subito la massima apertura e disponibilità alla collaborazione con tutti e tutte coloro che si sentono un po’, appunto, “pecore rosse”… Una voce di lavoratori e lavoratrici del Comune di Milano che vogliono capire insieme quale è oggi il modo più giusto e utile per difendere gli interessi di tutti e tutte. Senza peli sulla lingua rispetto ai “padroni del vapore” di questa Amministrazione, di un'altra, del Governo Renzi e dei suoi amici Confindustriali. Una voce che non vuole gridare al vento ma indicare cosa è possibile fare concretamente per cambiare la nostra condizione di lavoro. Senza accettare compatibilità decise da altri. Un giornale murale che vuole parlare a tutti e tutte coloro che lavorano nella macchina comunale e per questa macchina: quindi anche gli esternalizzati, i precari, i lavoratori delle cooperative sociali, gli interinali, gli stagisti i co.co pro. che esistono ancora non dispiaccia al ministro Poletti e al suo Jobs Act… Un giornale murale che si occupi di salario, orario, organizzazione del lavoro, diritti. Ma anche qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle cittadine, dei diritti di tutti e tutte. E quindi parli del mondo che è intorno a noi e che ci riguarda a partire dalle figure sociali che popolano oggi il mondo del lavoro salariato: giovani, donne, migranti, lavoratori autoctoni, precari e “tempi indeterminati”. Un giornale murale che sappia cogliere il nesso tra quello che cade sulla testa dei lavoratori pubblici, le responsabilità di chi decide – per noi e sulla nostra pelle – e quindi sulle scelte di società dentro cui si colloca oggi il lavoro pubblico.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Aprile 2015 17:49 |
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Venerdì 12 Giugno 2015 05:13 |
COSA SI NASCONDE DIETRO IL PROGETTO “LA MIA PENSIONE”
L'INPS E LA TRUFFA DEI FONDI PENSIONE
Dal primo maggio è comparsa sul sito dell’INPS la possibilità per i lavoratori di effettuare il calcolo della propria pensione futura. L’iniziativa potrebbe apparire, a prima vista, positiva ma a renderla sospetta è il fatto che il progetto sia rivolto soprattutto ai giovani, a coloro cioè per i quali è più difficile in questo momento prevedere quando potranno andare in pensione e, soprattutto, con quale importo. Tale calcolo appare oggi totalmente inaffidabile per l’impossibilità di conoscere – in un mondo del lavoro sempre più precarizzato e le cui ultime tutele sono state affossate dal job acts – quali saranno i periodi effettivi di lavoro e le retribuzioni percepite da chi ha davanti a sé ancora molti anni prima di accedere alla pensione. Altrettanto incerti appaiono elementi di calcolo come l’adeguamento alla speranza di vita o i coefficienti di trasformazione delle pensioni per l’impossibilità di conoscere in anticipo elementi come la crescita del PIL. A cosa serve allora il progetto “LA MIA PENSIONE” che impegnerà una parte considerevole del personale INPS, che oggi versa in sott’organico a causa del blocco delle assunzioni, rischiando di creare ritardi nell’erogazione di altri servizi? Per farsene un’idea basta accedere al sito dell’INPS ed entrare nel programma di simulazione per ritrovare la seguente scritta: “Come sai, esiste da anni la possibilità d’integrare la pensione base con rendite aggiuntive derivanti dalla cosiddetta previdenza complementare”. Cioè il consiglio che l’INPS e il suo Presidente danno ai cittadini che simulando la propria pensione si troveranno con un importo basso è quello di rinunciare alla propria liquidazione per affidarla a banche e assicurazioni, indicazione che è stata ribadita nei convegni e iniziative a cui ha partecipato in questo periodo il presidente Boeri. Da anni la dirigenza dell’INPS appare completamente asservita agli interessi di imprese esterne, siano esse la KPMG (a cui l’ex Presidente Mastrapasqua assegnò il progetto di riorganizzazione dell’INPS per la modica cifra di 17 milioni di euro ) o le banche e assicurazioni a cui adesso si affida il presidente Boeri. Se è vero che le riforme sulle pensioni che si sono succedute in Italia dal 1992 ad oggi hanno saccheggiato la previdenza pubblica facendo divenire la pensione quasi un miraggio per le generazioni future (con le norme attuali i lavoratori più giovani andranno in pensione a 70 anni e con una pensione da fame) non è certo con il ricorso alla previdenza integrativa, cioè permettendo a banche e assicurazioni di giocare in borsa la loro liquidazione, che i lavoratori potranno salvaguardare la propria vecchiaia. L’unico modo per garantire dignità alle pensioni future è quello di abolire il sistema di calcolo contributivo, introdotto dalla Riforma Dini, e abbassare l’età pensionabile cancellando la “Riforma Fornero”. È inoltre necessario ridare dignità al lavoro dipendente, cancellando quelle leggi (dal pacchetto Treu a quello Biagi per arrivare sino al job acts) che hanno precarizzato il mondo del lavoro e introdotto forme di lavoro sottopagato che non garantiranno ai lavoratori una pensione dignitosa. Se non si interviene su questi elementi con riforme che, mettendo al centro i diritti di lavoratori e pensionati, vadano in senso contrario a ciò che ci chiede l’Europa si continuerà a far pagare la crisi sempre e solo a lavoratori e pensionati.
E QUESTO NON E’ PIU’ TOLLERABILE
ABBASSARE L’ETÀ PENSIONABILE
ABOLIRE IL SISTEMA DI CALCOLO CONTRIBUTIVO
CANCELLARE LA “RIFORMA FORNERO”
Si Cobas
Sial Cobas
Slai Cobas Comune di Milano
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Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Giugno 2015 05:44 |
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Martedì 21 Aprile 2015 00:00 |
Expo2015 ovvero come “tritare” i diritti
Il neoministro della Repubblica Delrio annuncia con clamore che durante Expo 2015 e – per non farsi mancare niente – anche durante il Giubileo – che comincia all’inizio di Novembre – la necessità di sospendere gli scioperi per non disturbare i “Grandi Eventi” che traineranno la ripresa economica del Grande Paese… Come dire, al peggio non c’è fine. Dopo il Jobs Act, la Buona Scuola, l’Accordo del Luglio 2013 con i sindacati “amici” sulla flessibilità e le deroghe contrattuali ai tempi di Expò, gli accordi siglati dai sindacati confederali – e un po’ complici… – con Amsa, ATM e Comune di Milano per garantire uno “scambio” tra quattro soldi e molta flessibilità, arriva la richiesta più attesa – da Confindustria e amministrazioni pubbliche: non si sciopera durante i Grandi Eventi! Pisapia ha subito rassicurato il Governo: non si preoccupi Renzi con Delrio, gli accordi con i sindacati (complici) saranno sufficienti a garantire la “pace sociale” durante i mesi del Grande evento… Con molta umiltà cercheremo di deluderli. Ci impegniamo a portare un po’ di conflitto sociale nella Metropoli del Grande Evento – dal Salone del Mobile con la sua movida di plastica all’inaugurazione di Expo 2015 – costruendo la partecipazione di massa alle “ Cinque Giornate di Milano “ che cominceranno il 29 aprile ed arriveranno fino al 3 Maggio con l’assemblea conclusiva della mobilitazione nazionale ed europea che cercherà di portare in questa città la rimessa in discussione dei contenuti reali di Expo: debito, cemento, precarietà e sponsorizzazioni affidate a Mc Donald e Coca-Cola alla faccia della narrazione su “Nutrire il Pianeta”… Il nostro impegno a “guastare la festa” dei predatori del Pianeta riuniti in questa occasione in questa città continuerà nei sei mesi successivi: non rinunceremo ai nostri diritti, a partire da quello di scioperare per sostenere le nostre vertenze e dare risposte alle esigenze di lavoratori e precari. Quindi appuntamento per tutti e tutte per una grande MayDay di festa e di lotta, il 1° Maggio alle ore 14,30 in piazza XXIV Maggio a Milano!
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Ultimo aggiornamento Martedì 21 Aprile 2015 10:14 |
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