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Bollettino Prendiamo la Parola n. 52 - Febbraio 2013 PDF Stampa
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Sabato 09 Febbraio 2013 20:21
E' uscito il bollettino Prendiamo la Parola n. 52 dei lavoratori del Comune di Milano del mese di febbraio 2013
Bollettino Prendiamo la Parola n. 52
In questo numero:
  • Riorganizzazione dei Decentramenti: ci sono o ci fanno?
  • Elezioni: per i lavoratori nessun cambiamento
  • Attacco agli stipendi l'ultima frontiera
  • Welfare: sull'orlo del precipizio
  • Lavoro sporco
  • Solidarietà a Fulvio Di Giorgio
  • Diritto del lavoro: Cassazione
  • San Raffaele: i lavoratori non si piegano ai ricatti aziendali. La lotta continua

Riorganizzazione dei Decentramenti: ci sono o ci fanno?

La giunta Pisapia per mezzo di numerose delibere, si è ripromessa di aumentare le competenze dei Consigli di Zona, che assumeranno svariate compe-tenze, risorse e lavoratori, con l’obiettivo finale di costituire veri e propri Municipi.
Ma ancora una volta, l’amministrazione brancola nel buio cercando di portare avanti un progetto di cui non hanno analizzato le difficoltà, le problematiche e la reale fattibilità.
Il principio ispiratore può essere condi-visibile, ma prima di passare dalle idee ai fatti concreti deve essere svolto un meticoloso lavoro di analisi che affronti tutte le problematiche.
Le riorganizzazioni non devono essere un fardello per i lavoratori, e questo non è un banale slogan sindacale ma un preciso obbligo normativo che ha il datore di lavoro sulla prevenzione dello stress da lavoro.
Comunque sia in tanti, troppi, passaggi organizzativi l’amministrazione si è trovata impreparata (gestione della logistica, della sicurezza, del personale, nonché delle competenze da decentrare in Zona).
Ma quel che è peggio, è che ancora una volta le colpe dei politici e dei Dirigenti ricadono sui lavoratori.
Ci auguriamo che tramite la pressione sindacale si arrivi a una soluzione positiva del caso.

Attacco agli stipendi: l’ultima frontiera

La Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta il Comune di Firenze per gli accordi sindacali stipulati negli ultimi 10 anni, e per la prima volta oltre ai funzionari, sono stati posti sotto inchiesta dei rappresentanti sindacali.
Diciamo subito che è un atto gravissimo.
Cominciamo col ricordare l’esiguità degli stipendi del personale degli Enti Locali che è nettamente inferiore agli altri comparti del pubblico impiego nonché di molti contratti privati e a differenza di tanti altri non ha neanche la quattordicesima.
Con un contratto fermo dal 2009 che forse si sboccherà nel 2014.
L’inchiesta, va a fare i conti della serva su una categoria già abbondantemente tartassata.
Inoltre gli investigatori contabili dimenticano che buona parte degli accordi contestati prima di essere definitivamente approvati vengono da loro esaminati  e approvati.
L’aver coinvolto anche i rappresentanti sindacali è un evidente atto intimidatorio volto a smorzarne la combattività.
L’ente di controllo contabile da figura super partes si è trasformato in braccio armato dell’asse Padroni-Stato con lo scopo di arraffare quanto più possibile sulla pelle dei lavoratori. Grecia docet!
Perché non indagano sugli stipendi dei dirigenti che godono di un contratto tutto loro e che continuano a proliferare e moltiplicarsi indiscriminatamente?
Perché non scavano nel marciume delle consulenze esterne?
Perché non è importante risparmiare, ma colpire le fasce più deboli, i lavoratori e tenerli sotto il giogo di una schiavitù camuffata di democrazia.

Elezioni: per i lavoratori nessun cambiamento

A fine mese si terranno l'ennesime elezioni politiche.
Ancora una volta i lavoratori verranno chiamati alle urne.
Ma cosa cambierà per loro? Niente!
Un ben noto rivoluzionario del '900 sintetizzò efficacemente  il punto: "nel sistema capitalista le elezioni democratiche sono la libertà di scegliere il proprio boia".
La caratteristica principale della campagna elettorale in corso è la sua estraneità alle drammatiche condizioni, ai problemi e alle ragioni di milioni di operai, lavora-tori, disoccupati, pensio-nati.
Mentre tutti i principali schieramenti eludono la questione dell’origine e delle conseguenze della crisi economica e si dichiarano pronti a continuare nelle politiche di sostegno al criminale capi-talismo, si susseguono gli attacchi al movimento operaio e sindacale.
Monti ha puntato il dito contro chi a suo parere ha impedito al governo dei banchieri di andare più avanti con le controriforme.
Il premier uscente ha chiesto a Bersani di "silenziare un po' la parte conservatrice del suo movimento".
In altre parole, di offrire  maggiori garanzie politiche per la formazione del prossimo governo, che dovrà essere ancor più insensibile alle istanze e alle  rivendicazioni provenienti dal movimento operaio e sindacale.
Le “meravigliate” dichiarazioni del duo Bersani-Vendola e il balbettio della Camusso (che fa da sponda al Pd) fanno capire che dopo i cedimenti su pensioni, art. 18 e ammor-tizzatori sociali, i capita-listi troveranno terreno fertile per proseguire nella politica di liquidazione delle conquiste operaie e dei licenziamenti.
Si preparano nuovi attacchi. Non a caso Confindustria propone una “terapia d’urto” a base di flessibilità, detassazione dei padroni e rapina di fondi statali.
In questa offensiva si è inserito Grillo, un liberista neanche troppo camuffato, che ha sostenuto che bisogna “eliminare i sindacati”,  i quali “sono ormai cosa dell'Ottocento.
Che fare? Tra tutti gli esempi che potremmo indicarvi, ve ne proponiamo uno:  valutare fra i vari schieramenti quale governo ripristinerà i fondi tagliati sulla spesa sociale ai livelli di cinque anni fa (leggi articolo a pag. 2)?
Non si tratta di fare proposte impossibili, ma oggi e in un prossimo futuro, e siamo sicuri che anche le così dette forze di sinistra lo sanno benissimo, neanche questo sarà possibile ottenere se ogni stato nazionale rimarrà in ostaggio di oscure manovre finanziarie internazionali.
Chi metterà la parola fine al blocco dei contratti dei dipendenti pubblici?
Chi taglierà senza esitazioni i soldi facili a imprese, banche, dirigenti e politici a favore di una politica salariale e di diritto del lavoro che dia dignità alle persone e in particolare ai giovani?
In questa situazione non sembra che ci saranno schieramenti politici in grado di rappresentare totalmente i lavoratori.
Ma senza aspettare le elezioni, potremmo cominciare a invertire questa tendenza cominciando dalle cose di tutti i giorni, facendo sentire la nostra voce nei posti di lavoro, rivendicando i nostri diritti, cominciando a dire no, e sbugiardando quei sindacati che fanno accordi a perdere e campano solo di clientelismo.
Insomma cominciare a farci sentire nelle piccole cose, nella vita quotidiana.

Welfare: sull’orlo del precipizio

Le risorse per le politiche sociali sono ridotte ai minimi termini

Da studi fatti a livello nazionale, giusto il giorno dopo in cui Monti ha promesso che diminuirà le tasse a tutti, è arrivato l’allarme sul drastico peggioramento del welfare.
Le risorse per le politiche sociali sono ridotte ai minimi termini.
Negli ultimi 5 anni, il fondo per le politiche sociali ha subito un taglio dell’75%, passando da una dotazione originaria di 923,3 milioni di euro a 69,95 milioni.
Una debacle che mette in ginocchio le famiglie e in particolare quelle con disabili o anziani non autosufficienti.
Infatti il Fondo, costituisce la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.
Sul saldo pesantemente negativo ha influito il destino del Fondo per la non autosufficienza: la sua dotazione finanziaria che nel 2010 era di 400 milioni di euro, infatti, è stato del tutto eliminato dal governo Berlusconi e non è stato rifinanziato dal governo Monti «nonostante le reiterate promesse in tal senso».
Non bastasse, altri tagli sono stati poi apportati al Fondo per le politiche della famiglia che è passato da 185,3 milioni a 31,99 milioni e a quello per le politiche giovanili, sceso dagli iniziali 94,1 milioni a 8,18 milioni.
Siamo sull’orlo del precipizio con un continuo taglio di risorse che sta privando dei servizi di assistenza le fasce più deboli del paese, che in questo modo sono state letteralmente abbandonate al proprio destino.
Sarebbe ora che la politica si affretti a intervenire ma il sostegno fin qui goduto, sia da destra che da sinistra, non lascia ben sperare.
Anche a livello locale la situazione delle risorse per le politiche sociali si è registrata una diminuzione della spesa per i servizi sociali in senso stretto nel 2012 del 3,6%.
Del 6,8% è stata invece la diminuzione di risorse stanziate per il welfare allargato (servizi sociali, istruzione, sport e tempo libero), con punte dell'11% rilevate in diverse zone del Mezzogiorno.
Manco a dirlo, è stata più contenuta la riduzione a carico delle spese per l'amministrazione generale (auto-amministrazione, costi della politica), che si è attestata al 2,9%.
Di contro, le entrate tributarie sempre nel 2012 sono però aumentate del 9,5%.
Questi solo alcuni dei disastri provocati dal governo Monti, sostenuto dal centro-destra e dal centro-sinistra.
Ancora una volta dobbiamo convincerci che non dobbiamo delegare a nessuno la difesa dei nostri diritti, poiché questi dati dimostrano senza ombra di dubbio che l'attuale classe politica non fa gli interessi dei lavoratori.

Lavoro sporco

Vi sarete accorti che la pulizia degli edifici comunali - da qualche mese a questa parte - lascia parecchio a desiderare.
Come mai? Perché nel giugno scorso il Comune di Milano ha rivisto al ribasso (-12%) il capitolato d'appalto.
ln seguito a questo taglio la ditta appaltatrice, per mantenere inalterato il proprio margine di profitto, ha tagliato del 40% le ore di lavoro.
Risultato: lavoratori della Parma Multiservice si sono visti ridurre brutalmente i già miseri salari, mentre i dipendenti comunali e gli utenti hanno visto peggiorare le condizioni igieniche degli edifici.
A luglio, durante un presidio a Palazzo Marino organizzato dai sindacati dei lavoratori dell'im-presa di pulizia con la presenza di alcuni delegati RSU del Co-mune di Milano, il vice direttore generale Mancuso si era impegnato a ripristinare entro la fine del 2012 i precedenti livelli di pulizia, imponendo alla Parma Multiservice di restituire ai propri dipendenti le ore tagliate.
Ciò non è avvenuto.
Il prossimo 13 febbraio vi sarà un incontro su questo tema tra amministrazione comunale, organizzazioni sindacali e RSU.
È evidente che se l'ammini-strazione comunale non rispetterà gli impegni presi, sarà necessario riprendere la lotta, tessendo il filo della solidarietà tra i dipendenti comunali e quelli dell'impre-sa di pulizie.

Solidarietà a Fulvio Di Giorgio

Fulvio Di Giorgio, militante del SI Cobas è stato condannato a 4 mesi di carcere per resistenza a pubblico ufficiale. La sua colpa? Aver difeso i diritti dei lavoratori, ed aver partecipato insieme ai lavoratori delle cooperative in sciopero ad un picchetto durante uno sciopero nel 2009.
I lavoratori delle cooperative alla FIEGE BORRUSO di Brembio (Lo) erano scesi in lotta per difendere il salario, il posto di lavoro e la dignità in un settore di lavoro dove l'illegalità continua a regnare sovrana.
La polizia, chiamata a difendere i diritti dei padroni e la loro “proprietà privata”, caricò i manifestanti e commise violenze contro i lavoratori e le lavoratrici documentate da registrazioni effettuate trasmesse anche dalla RAI, sbugiardando le tesi poliziesche.
I filmati sono disponibili su youtube.
Nonostante le violente cariche della polizia, la determinazione dei lavoratori immigrati, la solidarietà di altri lavoratori e organismi, in altre parole la coscienza e la solidarietà di classe permise ai lavoratori di vincere la battaglia
Fulvio Di Giorgio da sindacalista cosciente, si era messo a disposizione dei lavoratori per difendere i loro diritti e insieme a loro manifestava pacificamente.
Per questo doveva essere punito.
Con questa sentenza si tenta di intimorire chi lotta per la difesa dei propri diritti, il sistema capitalista cerca di criminalizzare le lotte di chi non vuole più tacere e di chi vuol spezzare le catene della propria schiavitù.
Di pari passo alle intimidazioni di Stato, quelle mafiose lo scorso giugno ignoti hanno tagliato le ruote della macchina di Fulvio, sotto casa sua.
A Fulvio e a tutti i lavoratori che lottano contro lo sfruttamento capitalista dell’uomo sull’uomo
va la nostra totale solidarietà
perché la loro lotta è la nostra lotta.

Cassazione: giustificato il rifiuto della prestazione da parte del lavoratore se c'è il rischio ambientale di esposizione all'amianto

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1478 del 22 gennaio 2013, ha affermato che il comportamento del lavoratore che rifiuta la prestazione, poichè a conoscenza di difetti negli impianti e nella organizzazione del lavoro relativi alle operazioni di bonifica dall'amianto, ritenuti pericolosi per la salute degli addetti a tali lavorazioni, è giustificato come reazione all'inadempimento da parte dei datore di lavoro agli obblighi nascenti dall'art. 2087 c.c..

Cassazione: se l'azienda non protegge dal mobbing, il lavoratore va risarcito

Una sentenza della Cassazione, la 1471/2013, mette in chiaro il ruolo giocato dal datore di lavoro in tali situazioni: l'azienda ha sempre l'obbligo di proteggere il proprio dipendente, se al corrente del perpetrarsi di questa situazione.
Nel caso specifico la Sezione Lavoro della Suprema Corte ha convalidato una condanna a risarcimento danni nei confronti di un'azienda veneta, rea di non aver messo fine "alla protrazione nel tempo del mobbing consistito in dileggio e altre vessazioni" ai danni di un lavoratore che, oltretutto, era stato demansionato.
Fonte: Studio Cataldi

San Raffaele: i lavoratori non si piegano ai ricatti aziendali. La lotta continua

Bocciato il referendum il 55% dei lavoratori dice NO!
Il risultato del referendum tra i lavoratori del San Raffaele di Milano, la vittoria dei non approvo con oltre il 55% dice principalmente tre cose:
• si inverte la tendenza che voleva i lavoratori rassegnarsi a fare proprie le esigenze della proprietà anche quando la storia aziendale è storia di tangenti, mazzette, sprechi, contiguità con il potere ecc.;
• ci si dispone a ripartire dalla lotta per impedire che i piani di ristrutturazione aziendale siano pagati dai lavoratori;
• emerge la complicità delle organizzazioni sindacali concertative con i piani aziendali e il loro totale abbandono di una qualsiasi prospettiva di conflitto.
Tutto già visto alla FIAT, solo che qui la maggioranza, seguendo le indicazioni ha detto NO.
E’ evidente che lo scontro, che pure dura da mesi, con una partecipazione di massa come non si vedeva da anni e che ha visto scioperi, cortei, mobilitazioni, accampamenti davanti all’ospedale, salita sui tetti di delegate/i  RSU non disposti a mollare un millimetro nella difesa dei lavoratori e del futuro del loro ospedale, ora è destinato a diventare più aspro.
La proprietà passerà immediatamente a vie di fatto, avviando le procedure di licenziamento per ben 244 lavoratori e lavoratrici, disdirà unilateralmente accordi sindacali costati negli anni lotte e sacrifici, tagliando così quote importanti di salario, uscirà dal contratto pubblico per applicarne uno dei  tanti applicati nella sanità privata.
Di tutto questo tutti erano perfettamente a conoscenza quando sono andati a dire “non approvo” nonostante la scesa in campo di capi e capetti, della proprietà, dei sindacati complici e anche di qualche grillo parlante dell’ultim'ora venuto a disprezzare il referendum.
La lotta ovviamente continua e dovrà essere lotta di tutti.
Il San Raffaele, durante la vertenza è assurto a simbolo dell’avidità del mercato, della indecenza di una politica che si procura consensi  e voti finanziando con i denari dei cittadini opere faraoniche e ricevendo tangenti.
Ha svelato ciò che tutti sappiamo, che non è vero cioè che il privato è meglio del pubblico, anzi è vero esattamente il contrario se il pubblico non è gestito da farabutti.
Oggi il risultato del referendum al San Raffaele mette anche i piedi nel piatto della campagna elettorale e costringe tutta la politica, dai partiti in lizza per le elezioni politiche ai candidati presidenti di regione in Lombardia a dire da che parte stare, cosa propongono per impedire che il San Raffaele e i suoi lavoratori siano lasciati soli di fronte ad una riorganizzazione selvaggia utile solo a disfarsene al miglior prezzo possibile per poi cominciare un altro giro di valzer, con nuove tangenti, sprechi, subordinazione alla politica.
Di fronte a ciò, tutti noi lavoratori e cittadini dovremmo esprimere la nostra solidarietà ed ammirazione ai lavoratori del San Raffaele. Aiutiamoli!
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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Febbraio 2013 21:23
 
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